LA CREAZIONE.

Sono all’incirca 14.000 anni che i cani convivono con noi umani; ci hanno protetti dagli animali feroci, ci hanno accompagnato a caccia e a pascolare il gregge… hanno conquistato sempre più la nostra fiducia e il nostro affetto fino a diventare i nostri migliori amici.
Ma come si è arrivato fin qui? Sappiamo che il cane discende dal lupo o dallo sciacallo, ma come ci spieghiamo che da una situazione di coesistenza “tollerata” tra cane e uomo, siamo passati a una dipendenza d’amore che ci lega l’un l’altro? Com’è possibile che questo animale selvatico ora dorma nel nostro letto e riesca a farci buttare a terra per coccolarlo appassionatamente?
Konrad Lorenz (1903-1989), il più famoso etologo nella storia dell’umanità, propone una sua versione della storia: come poteva esser andato il primo incontro tra uomo e cane. E chissà… magari è iniziato proprio così.

Parte 1: L’incontro
“Una piccola schiera di selvaggi cammina attraverso l’erba alta della steppa, armati di lance dalla punta d’osso, arco e frecce. Non sono ancora uomini liberi, non sono i signori della terra, ma creature inseguite che in ogni cespuglio temono un pericolo. Costretti ad abbandonare il loro territorio di caccia si ritrovono a dover ripiegare nella steppa verso occidente, in una regione ignota dove le belve sono assai più numerose che nella loro terra di un tempo.
Ma la sofferenza maggiore per l’orda era la mancanza di sonno. Nella terra dove vivevano prima, avevano sempre dormito tutti raccolti intorno al fuoco, circondati a una certa distanza da quei fastidiosi sciacalli, che però facevano per lo meno, buona guardia: il loro ululato annunciava infatti fin da lontano l’avvicinarsi delle belve. Naturalmente non si rendevano conto del vantaggio che ne avevano, e se anche non sprecavano una freccia contro quegli scrocconi, non mancavano di allontanare a colpi di pietra lo sciacallo che si arrischiava troppo vicino ai loro fuochi.
E così l’orda avanza, stanca e silenziosa. Presto sarà notte e non si è ancora trovato un posto adatto per un bivacco, dove poter finalmente accendere il fuoco e arrostire il magro bottino della giornata, un pezzo di cinghiale, avanzo del pasto di una tigre.
D’improvviso tutte le teste si volgono nella stessa direzione: hanno udito un suono. È uno sciacallo che lancia il suo urlo. E d’un tratto il giovane capo fa qualcosa che agli altri appare incomprensibile: stacca un pezzo di carne dal magro bottino e lo getta a terra. Probabilmente neppure lui sa con chiarezza perchè lo ha fatto; è un gesto dettato dal cuore, forse voleva avere gli sciacalli vicini a sè. Comunque sia, egli continua a deporre di tanto in tanto un pezzetto di cinghiale sul suo cammino. Si può capire come gli altri lo prendano per un cattivo scherzo e come il capo dell’orda riesca a fatica a sottrarsi all’ostilità dei compagni affamati.
Ma alla fine tutti si ritrovano seduti intorno al fuoco e, saziata la fame, la pace torna fra gli uomini adirati. D’un tratto di nuovo l’urlo degli sciacalli. Le bestie hanno trovato i pezzi di carne e seguendo quella traccia si accostano al bivacco. Allora uno del gruppo alza gli occhi interrogativi sul capo, poi si leva e va a deporre delle ossa a una certa distanza, dove ancora giunge il riflesso del fuoco. Un evento memorabile: per la prima volta l’uomo ha nutrito di sua mano un animale che gli è utile. Quella notte l’orda può dormire tranquilla perchè gli sciacalli si aggirano intorno al bivacco, e gli sciacalli sono sentinelle fidate. Quando il sole si leva, l’orda umana è riposata, rinfrancata. Da quel giorno nessuno più getterà pietre contro uno sciacallo. “

Fonte: “E l’uomo incontrò il cane” di Konrad Lorenz