L’AVVICINAMENTO.

Bentornati alla nostra trilogia “E l’uomo incontrò il cane” di Konrad Lorenz. Nella prima parte (La Creazione), Lorenz ci aveva spiegato come l’uomo, lanciando un boccone agli sciacalli, poteva aver compiuto il primo passo verso l’addomesticamento di quello che oggi è il nostro miglior amico. Oggi questo rapporto subirà una rivoluzione a dir poco emozionante: uomo e sciacallo entreranno in simbiosi, iniziando a comunicare. Ecco come le cose potrebbero essere andate, secondo Lorenz…

“Anni e anni sono passati, molte generazioni si sono avvicendate. Gli sciacalli si sono fatti docili e non hanno più paura. In grandi branchi circondano i luoghi, dove vivono gli uomini che ora uccidono persino cervi e cavalli selvatici. Anche gli sciacalli, del resto hanno mutato vita: mentre un tempo si aggiravano intorno agli accampamenti degli uomini solo di notte, e di giorno riposavano nascosti nel folto delle foreste, ora i più forti e intelligenti sono diventati animali diurni e seguono l’uomo cacciatore nelle sue scorribande alla ricerca di prede.
E così può essere un giorno accaduto che l’orda abbia rilevato le tracce di una cavalla selvatica gravida, cui una freccia ha impedito di fuggire. I cacciatori sono molto eccitati, da tempo il cibo si è fatto scarso. Per questo anche gli sciacalli li seguono, più affamati che mai, giacché il più delle volte non rimane loro nulla del pasto degli uomini.
La giumenta, indebolita dal peso della maternità e dalla perdita di sangue, per sfuggire al cacciatore fa uso di un espediente antichissimo, innato alla sua specie: fa una ‘inversione’, vale a dire torna sui suoi passi per parecchi chilometri e poi, in una zona boscosa, abbandona la pista piegando decisamente a destra. Spesso questo trucco del tutto istintivo ha sottratto un animale al cacciatore. E anche ora, infatti, gli uomini si arrestano perplessi là dove sul duro terreno della steppa le orme sembrano finire all’improvviso.
La vecchia bestia dal muso grigio, la più intelligente del branco, avverte ciò che agli uomini è sfuggito, cioè che la traccia si biforca. Così in quel punto il branco svolta di sua iniziativa seguendo l’odore del sangue. Nel frattempo i cacciatori hanno capito che la preda è tornata indietro e hanno fatto anch’essi dietrofront; giunti alla biforcazione, sentono l’urlo degli sciacalli venire di lato e trovano presto le tracce che il branco ha lasciato nell’erba alta della steppa. E così, per la prima volta, si stabilisce l’ordine in cui l’uomo e il cane seguono la selvaggina: prima il cane, poi il cacciatore. Più rapidi dell’uomo gli sciacalli riescono a raggiungere la giumenta, a puntarla. Lo stanco cavallo selvatico, che conosce lo sciacallo dorato solo come un piccolo e vigliacco brontolone, si mette infuriato sulla difensiva e cerca di colpire con lo zoccolo anteriore quel nemico petulante che ha osato avvicinarsi troppo. Soffiando e ansimando, gira in tondo e scalcia, ma non pensa a riprendere la fuga. Gli uomini odono il baccano degli sciacalli, lo sentono venire sempre dallo stesso punto, e ora il capo dà il segnale, i cacciatori si dividono silenziosamente, gli uni da una parte, gli altri dall’altra, e accerchiano la preda. Per un momento pare quasi che gli sciacalli stiano per disperdersi, ma poiché nessuno li guarda, tornano a calmarsi. Ora la bestia che è a capo del branco ha perso ogni paura, abbaia furiosa verso la cavalla selvatica, e quando questa finalmente cade, colpita da una freccia, le affonda i denti avidi nella gola. Soltanto quando il capo dell’orda si china sull’animale ucciso, lo sciacallo si ritrae di qualche passo. Il capo dell’orda, forse un lontano discendente di quello che per primo lasciò agli sciacalli un pezzo della sua preda, squarcia il ventre ancora palpitante del grosso animale, ne strappa un pezzo di viscere, lo taglia e senza guardare lo sciacallo, con un comportamento di estrema intuitiva delicatezza, lo getta non direttamente alla bestia, ma un poco a lato di questa. La grigia sciacalla scappa un po’ impaurita, ma dato che l’uomo non fa alcun gesto minaccioso, al contrario, emette un suono amichevole che gli sciacalli già spesso hanno udito ai margini dei bivacchi, si getta impetuosamente sul boccone. E mentre svelta, già masticando, fa per ritrarsi con la preda fra i denti e lo sguardo ancora timoroso rivolto verso l’uomo, la sua coda comincia a muoversi in piccoli, rapidi colpi da destra a sinistra. Per la prima volta uno sciacallo ha scodinzolato davanti all’uomo; così si compiva un ulteriore passo verso la nascita del cane domestico. “

Konrad Lorenz