UN CHIEN ET UNE FEMME

 

Un romanzo a puntate di Pamela Giorgi, Parte 13

Ad ognuno di noi, prima o poi, si presenta uno di quei dilemmi che percorrono, trapuntandola, tutta la storia del vivere civile…come “essere o non essere”, “guerra e/o pace”, “Anna karenina/Kitty”, collant o autoreggenti con la recente scoperta dei calzerotti e delle parigine, borsa a mano o a spalla, scuola pubblica o privata, insomma tutte quelle questioni complicate, in cui un si o un no non bastano..non esauriscono l’argomento e i patimenti. Anzi, dopo esserci schierati e aver sposato un parere che ci sembra reggere (tipo la borsa a spalla è decisamente migliore) i dubbi tornano a tormentarci durante la notte, come al povero Amleto (tipo ma vuoi mettere come è più chic quella a mano). Io nevroticamente barcollo tra la coscienza di aver agito per il suo meglio e la consapevolezza che forse rimanere senza palle per un maschio proprio meglio non è. Non avete capito vero?? Parlo di Macchia e delle sue palle sacrificate in nome del Dio Sterilizzazione. E’ vero che macchia era monopalla; aveva, più precisamente, un solo testicolo disceso mentre l’altro, per ragioni oscure, aveva deciso di rimanere nella pancia, dando origine a future catastrofi descrittemi con precisione dal veterinario e ascoltate con terrore da parte mia. Comunque fossero dislocati suoi testicoli, oggi non ci sono più, e non so nemmeno se abbiano avuto adeguata sepoltura. Devo però dire che l’apparenza avrebbe potuto essere salva. Il dottore dei cani infatti, dopo aver tolto a macchia ciò che ogni maschio possiede di più caro, mi si avvicina con aria conciliante e mi sussurra che la scienza veterinaria ha fatto passi da gigante, che esistono protesi in silicone per le palle dei cani. Dilato gli occhi come un bufalo incredulo sul mio povero macchia, ancora intorpidito dall’anestesia, che mi guarda felice e forse non sa che “la decisione” l’ho presa io…osservo lo scroto vuoto, impacchettato come per una consegna DHL e penso che almeno delle palle finte possiamo fare a meno…sospiro ma so che, come ogni eroina tragica che si rispetti, avrò degli incubi, non si sa se saranno abitati da scroti vuoti e penzolanti o da turgidi sacchettini al silicone…mah…

 

 

Pamela compie i suoi studi tra Pavia e Brescia. Si occupa di ufficio stampa e comunicazione per il settore industriale. La sua passione per la poesia è sfociata in una prima raccolta dal titolo “Svelata” per Lupo Editore. Alla sua implicita passione per i quadrupedi canini se ne sommano molte altre. E’ infatti una instancabile sportiva, una lettrice vorace e un’appassionata di moda.