L’AMORE CHE DAI E’ L’AMORE CHE RESTA.

Buon giorno a tutti amici!
Oggi, con grande orgoglio e ammirazione, vogliamo presentarvi una nuova amica di Lovedogblog, Myriam Jael Riboldi, un’Etologa Relazionale.
Potremmo spendere parole e parole per parlarvi di Myriam, ma abbiamo scelto di presentarvela con un video che racconta proprio di lei, di Luce e dei suoi 140 amici!
Enjoy!

E ora, prima di lasciarvi al suo articolo, vogliamo augurarvi buon we con una citazione scritta da lei sul suo ultimo libro:
“Sarà “la nostra scelta individuale” che ci consentirà di superare pregiudizi e preconcetti. Sarà “la nostra scelta individuale” di conoscenza, consapevolezza e responsabilità verso gli animali che ci offrirà l’opportunità di cambiare in meglio questo mondo.”

 

DAL LUPO SELVATICO AL CHIHUAHUA PASSANDO PER L’ALANO E IL LEVRIERO RUSSO.

A cura della dott.ssa Myriam Jael Riboldi

La storia che collega gli uomini primitivi ai lupi e che si trasforma nel solido ma contraddittorio rapporto attuale tra uomo e cane, è una delle pagine che più hanno affascinato gli studiosi ma anche le persone che nel loro cane identificano una tipologia di relazione che segna la qualità della loro vita.
Una delle prime cose che vale la pena raccontare e chiarire, e’ correlata all’origine del cane poichè perfino Konrad Lorenz, ispirato niente di meno che da Charles Darwin, commise un errore di valutazione a riguardo. Lorenz pensava e scriveva che il cane moderno, Canis lupus familiaris, avesse origine da due principali linee genetiche, una collegata al lupo nordico, l’altra allo sciacallo. Anni di studio hanno condotto alla conclusione che ogni razza di cane domestico, in tutte le sue forme e dimensioni, origina esclusivamente dal lupo grigio. Quando si entra nell’ottica di determinare il momento esatto in cui i lupi entrarono a far parte della vita degli uomini, avviando il complesso processo di domesticazione, inizia la confusione. I ritrovamenti fossili più comuni collocano questa relazione intorno a quattordici mila anni fa, mentre alcuni recentissimi ritrovamenti riportano alla luce la presenza dei lupi-cani intorno a trentadue mila anni fa. Questa finestra di tempo è stata a lungo identificata come il probabile periodo in cui ha avuto inizio la convivenza tra “noi e loro”. Le tecniche di genetica moderna però hanno introdotto nuove variabili di studio che, con il dna mitocondriale, che ci aiuta a tracciare la storia genetica di una specie, identifica il passaggio da lupi selvatici ai primi cani intorno a centotrentamila anni fa. Una discrepanza notevole con i risultati ottenuti dai resti fossili. Se entriamo nel merito alle modalità che hanno consentito ai lupi selvatici di interagire con gli uomini conducendo entrambe le specie sul ripido sentiero della domesticazione, troviamo altra confusione. Le ipotesi sono diverse ma tutte molto affascinanti. La prima è forse la più intuitiva e racconta la storia di un cucciolo di lupo selvatico orfano che viene adottato da una famiglia di uomini primitivi, cominciando così una fase di cattività promossa dall’istinto epimeletico della nostra specie (l’istinto a prendersi cura di cuccioli). La seconda ipotesi ci propone lupi selvatici opportunisti che si avvicinarono ai primi insediamenti umani stanziali, ricchi di potenziale cibo e avanzi. Una terza ipotesi ci lascia immaginare un mondo duro dove cacciare grandi prede sfruttando le abilità di agire in gruppo è un’arte preziosa che gli uomini primitivi impararono proprio dai lupi selvatici e magari sotto forma di vere e proprie collaborazioni. Quest’ultima ipotesi introduce la teoria che perfino meccanismi cognitivi possono aver avuto punti di contiguità e di coevoluzione tra le due specie.
Tradizionalmente gli animali che hanno subito un processo di domesticazione sono quelli che da “tanto tempo” (da intendere che ciò avviene da generazioni), condividono con noi la vita, uno spazio di convivenza, con finalità e modalità che possono differire profondamente una dall’altra (per esempio: allevamento per poi diventare cibo o per produrre materie come latte, lana o miele, per semplice compagnia, con funzioni di supporto nel lavoro o nel trasporto, per semplice estetica fino a nuove attività performative come i cani da recupero o per non vedenti etc.). Le specie che hanno attraversato il processo di domesticazione sono quelle in cui si possono osservare sostanziali modificazioni sia per il fenotipo (l’aspetto fisico) che nel comportamento. Queste modificazioni sono frutto, nella forma più semplice, di selezione ad opera umana che sceglie i soggetti con tratti estetici, funzionali o caratteriali più adatti alle sue finalità e attraverso la selezione di generazioni in generazione si avvicina sempre più a suo progetto. Da questo emergono le innumerevoli razze di cani.
Tante teorie e tanti dubbi. Quello che sappiamo fuori dubbio è che la relazione con il cane e’ fondata sulla fiducia, sulla capacità di comunicare oltre il linguaggio parlato, sull’empatia e sul benessere che questo rapporto genera. L’etologia relazionale propone un approccio, un modo di avvicinarsi agli animali (tutti gli animali!) che contempli la conoscenza dei comportamenti e della storia evolutiva che definiscono le specie, l’abilità umana di superare pregiudizi e condizionamenti nel rapporto con l’animale, il valore dell’individualità di ogni essere vivente e la capacità di comprendere le componenti emotive ed empatiche generate dalle dinamiche relazionali tra uomini e animali.
Buon we a tutti,

Myriam Jael Riboldi

Per saperne di più: ETOLOGIA RELAZIONALE